Certo, la Norvegia ne è la patria per eccellenza, ma anche l’Italia può vantarne qualcuno. Stiamo parlando dei fiordi, insenature naturali che regalano paesaggi mozzafiato.
Il fiordo è una prerogativa del territorio del Paese scandinavo tant’è che la stessa parola deriva dal norvegese (e dall’islandese) per indicare proprio quelle lingue di mare che si insinuano nella costa, anche per diversi chilometri.
Per ammirarne la bellezza non è per forza di cose necessario organizzare un viaggio a nord e scegliere una delle crociere che si snodano per queste insenature, ma basta recarsi in provincia di Salerno, dove trova casa il fiordo di Furore.

Fiordo di Furore spiaggia

Furore è un piccolo comune di neanche mille anime della costiera amalfitana, dal 1997 entrato a far parte del patrimonio dell’umanità dell’Unesco, oltre che dei borghi più belli d’Italia. Insomma, è un luogo magico. E la sua magia di borghetto abbarbicato sulla roccia a strapiombo sul mare è resa ancora più grande dal proprio fiordo.

Il fiordo di Furore è ristretto specchio d’acqua posto allo sbocco di un vallone a strapiombo, creato dal lavoro incessante del torrente Schiato che da Agerola corre lungo la montagna fino a tuffarsi in mare. Ecco, a proposito di tuffi: il fiordo è inoltre scavalcato dalla strada statale da un ponte ad arcata unica posto a circa 30 metri sopra l’acqua del mare, dal quale, ogni estate, si svolge una tappa del campionato mondiale di tuffi.

Fiordo di Furore ponte

Qualche curiosità sul Fiordo di Furore: accoglie un minuscolo borgo marinaro che fu abitato, tra gli altri, anche dal regista Roberto Rossellini (che vi girò il film L’amore) e da Anna Magnani, che era allora sentimentalmente legata all’artista e che fu l’interprete di quello stesso film; un piccolo museo a loro dedicato è ospitato in una delle casette del borghetto.

All’interno del fiordo si trovano lo Stenditoio e la Calcara, due edifici utilizzati per le produzioni locali: lo Stenditoio era usato per asciugare i fogli di carta ricavati dalle fibre di stoffa, mentre la Calcara era adibita alla lavorazione delle pietre per l’edilizia locale.

Furore mare

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